
Un’importante collaborazione che la nostra associazione ha intrapreso è quella con la “ Casa di cura Domus Salutis “ che da tre anni attraverso il suo staff, valuta e monitorizza l’attività dei nostri atleti.
Una priorità emersa fin da subito , all’interno dell’associazione Icaro, è stata quella di offrire proposte sportive altamente professionali , per questo affiancare i nostri tecnici ad una struttura come la Domus Salutis assicura tale intento .
In questi anni numerosi atleti disabili sono stati valutati e testati dal medico sportivo e fisiatra, Dott.Luciano Bissolotti , indirizzandoli cosi al miglior allenamento e preparazione atletica.
Il percorso avviato, è certamente da considerarsi all’avanguardia e dal punto di vista professionale tra i primi in Italia
In queste pagine il dottor Bissolotti e il suo staff, daranno utili informazioni in merito alla pratica sportiva e ci terranno aggiornati sullo stato dell’arte dello sport disabili.
Domus Salutis
SERVIZIO DI RECUPERO E
RIEDUCAZIONE FUNZIONALE
Tel.: 030-37091750 Fax.: 030-3709403
Dirigente: Dr.ssa Carla Calabretto
Aiuto Dir.: Dr. Emilio Walter Passeri
Assistente: Dr. Luciano Bissolotti
SPORT E DISABILITA’
Aspetti generali.
Prima di trattare il tema sport e disabilità è necessario proporre alcune considerazioni circa l’argomento, fornendo innanzitutto alcune definizioni per meglio chiarire il contesto generale in cui questo argomento si colloca.
Definiremo infatti:
- Menomazione: il danno biologico che un individuo riporta a seguito di una malattia, congenita od acquisita che sia, o di un incidente.
- Disabilità: l’incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione.
- Handicap: lo svantaggio sociale che consegue alla disabilità.
- Invalidità: definisce il diritto di percepire un beneficio economico in conseguenza al danno biologico subito; è un giudizio indipendente rispetto alla valutazione complessiva di autosufficienza ed è normato sin dal 1971dalla legge 118 e successivi aggiornamenti.
- Attività della vita quotidiana (ADL): insieme delle richieste relative alla capacità della persona di espletare azioni quali lavarsi, vestirsi, nutrirsi, ecc..
In funzione della definizione di disabilità proposta l’ISTAT ha stimato che in Italia le persone disabili sono circa 2 milioni615mila pari al 5% della popolazione. Sottolineando comunque che tale stima è certamente da correggere verso l’alto data la difficoltà di calcolare adeguatamente l’esatto numero di disabili. I dati raccolti indicano che la disabilità si correla all’età considerata raggiungendo un tasso del 20% circa tra le persone di età maggiore di 65 anni e del 47% tra quelle al di sopra degli 80 anni. I tassi di disabilità indicano inoltre una differenza in negativo per quanto riguarda il sesso femminile.
Ulteriori distinzioni devono essere fatte per i diversi tipi di disabilità che possono essere così distinte:
1. Confinamento individuale: consiste nella costrizione a letto o su una carrozzina e rappresenta la disabilità più grave. In Italia circa il 2% della popolazione al di sopra dei 6 anni di età ne è interessata, con un incremento dell’incidenza al di sopra degli 80 anni di età (19% fra i maschi e 28% fra le donne) (fonte ISTAT).
2. Disabilità nel movimento: di cui sono affetti coloro che presentano difficoltà nel camminare, nell’eseguire le scale, nel coricarsi e nel sedersi. Presente secondo l’ISTAT nel 2.2% della popolazione maggiore di 6 anni d’età, con valori di incidenza del 10% tra i 75-79 anni e del 22% al disopra degli 80 anni.
3. Disabilità nelle funzioni: cioè difficoltà nella cura della propria persona (igiene ed alimentazione). I tassi di incidenza sono del 3% al di sopra dei 6 anni, del 12% tra i 75-79 anni e del 33% tra gli ultraottantenni.
4. Disabilità sensoriali: rappresentata da deficit uditivi, visivi e del linguaggio, di cui è interessato circa l’1% della popolazione.
In aggiunta a questi dati si tenga presente che circa il 33% dei disabili presenta contemporaneamente due disabilità e che tra questi circa i due terzi sono rappresentati da donne.
Risulta inoltre utile esplorare e quantificare quali siano le conseguenze della disabilità sui vari aspetti del vivere quotidiano, cioè l’istruzione, la salute e l’assistenza, l’integrazione sociale.
Nella fascia di età tra i 15 ed i 64 anni le persone disabili non hanno nessun titolo di studio nel 38% circa dei contro il 6% dei non disabili, inoltre le donne disabili presentano un ulteriore svantaggio rispetto ai rispettivi maschi (40% vs 7% senza un titolo di studio).
Anche l’integrazione e la partecipazione sociale, rappresentate da quella complessa rete di rapporti interindividuali che si creano all’interno ed all’esterno del nucleo famigliare risentono negativamente della presenza di una o, a maggior ragione, più disabilità. Alcuni dati statistici possono ancora una volta chiarire al meglio la situazione italiana: solo il 25% dei disabili, contro il 43% dei non, di 14 anni e più si è ad esempio servito nel volgere di un anno (2001) di un ufficio anagrafico, di un ufficio postale (53% vs 73%) o di una banca (38% vs 62%).
Allo stesso tempo le persone disabili si recano più spesso presso strutture sanitarie per prenotare una visita (46% vs 21%).
In considerazione di quanto si è delineato è comprensibile anche lo stato di salute generale e la sua percezione da parte dei disabili sia carente rispetto a quanto si riscontra tra i non disabili. Infatti circa il 53% dei disabili percepisce come cattivo il proprio stato di salute e solo il 13% dichiara di stare bene a fronte di una percentuale del 60% tra i non disabili.
Inoltre circa l’87% delle persone disabili risulta affetto da una patologia cronico degenerativa, contro il 47% dei non disabili di pari fascia d’età (6 anni o più).
Fisiopatologia
Dopo aver presentato alcuni dati statistici può essere utile fornire una breve descrizione della fisiopatologia della disabilità.
Gli individui affetti da disabilità di varia natura, in esiti di traumi vertebro-midollari e non, sono spesso costretti ad utilizzare gli arti superiori per la propulsione della carrozzina che garantisce loro gli spostamenti a medio e lungo raggio e lo svolgimento delle attività della vita domestica (ADL).
Tale condizione presenta tuttavia alcuni svantaggi fisiologici allo svolgimento delle ADL e dello sport, tra queste ricordiamo:
1. un volume muscolare ridotto a disposizione per l’esercizio (arti superiori);
2. una riduzione del controllo cardiovascolare riflesso;
3. la mancanza di un meccanismo di pompa muscolare che faciliti il ritorno venoso dai distretti declivi;
4. l’eventuale presenza di concomitanti difetti della meccanica respiratoria.
Tali fattori insieme ad altri, concorrono a determinare una maggiore debolezza muscolare ed una precoce insorgenza della sensazione di affaticamento che spesso scoraggia la pratica di attività sportive o comunque di uno stile di vita attivo. Riducendo così la residua autonomia funzionale e favorendo l’insorgenza di comorbilità conseguenti all’eccessiva sedentarietà (malattie cardiovascolari e metaboliche) con una mortalità per malattie cardiovascolari che è del 228% più alta tra i disabili. Si assiste quindi alla nascita ed al mantenimento di un circolo vizioso dalle molteplici conseguenze, anche psicologiche, in grado di ridurre notevolmente la qualità di vita delle persone disabili.
Alcune definizioni………
Prima di proseguire nella trattazione dell’argomento può essere utile fornire alcune definizioni circa le varie condizioni che possono che possono derivare da traumatismi cranici/vertebromidollari o da eventi cerebrovascolari.
Paresi: indebolimento di un arto o di un distretto muscolare, con o meno associata riduzione della coordinazione motoria e/o della sensibilità.
Plegia: perdita completa di forza o di un distretto muscolare, con o meno associata riduzione della coordinazione motoria e/o della sensibilità.
Monoparesi: deficit di forza e/o sensibilità che interessa un arto.
Paraparesi: deficit di forza e/o sensibilità che interessa due arti, in genere quelli inferiori.
Tetraparesi: deficit di forza che interessa i quattro arti, possono essere presenti alcune residue capacità funzionali con vario grado di compromissione.
Emiparesi: deficit di forza e/o sensibilità che interessa un emilato del corpo.
Nel caso in cui il suffisso si “trasformi” in –plegia l’entità del deficit di forza diviene pressoché completo con minime capacità funzionali residue.
Aspetti fisiologici
Il regolare svolgimento di una attività fisica allenante determina nell’organismo umano una serie di adattamenti cardiovascolari e periferici in grado di migliorare la prestazione organica sotto molti punti di vista. Sono inoltre noti gli importanti effetti preventivi dell’attività rispetto alle principali malattie cardiovascolari e metaboliche, nonché l’utilità dell’attività sportiva come mezzo di crescita sociale e di autoaffermazione.
Lo svolgimento di un regolare programma di attività fisica determina una serie di adattamenti organici e metabolici che, seppur con alcune differenze per gli individui disabili, sono paragonabili a quelle riscontrabili tra i normodotati.
in breve, gli adattamenti all’allenamento sono:
1. Cardiaci: -riduzione della frequenza cardiaca basale (bradicardia),
- incremento della riserva cardiaca per lo svolgimento dell’esercizio,
- incremento del volume cardiaco,
- incremento della gittata cardiaca (GC) sotto sforzo,
- incremento della vascolarizzazione miocardica.
2. Vascolari: -maggior vascolarizzazione capillare periferica,
- aumento del calibro dei grossi vasi arteriosi e venosi,
- mantenimento o aumento dell’elasticità della parete vasale
- riduzione delle resistenze vascolari periferiche.
3. Respiratori:-miglioramento della meccanica ventilatoria,
- incremento della resistenza dei muscoli ventilatori,
- apertura di spazi alveolari abitualmente non utilizzati (in acuto).
4. Muscolari: -ipertrofia muscolare,
- incremento della resistenza muscolare allo sforzo,
- incremento dei valori assoluti di forza muscolare,
- incremento della capacità ossidativa energetica
5. Metabolici:-incremento dei valori di VO2max, indice dello stato di fitness globale,
- miglioramento del profilo lipidemico (? HDL col; ? Col tot, Trig. e LDL col),
- riduzione incidenza diabete II tipo
6. Psicologici: – incremento dell’autostima
- benessere indotto dalla secrezione di endorfine durante lo svolgimento dell’esercizio
Le risposte cardiometaboliche all’allenamento fisico sono caratterizzate quindi da una serie di adattamenti vantaggiosi per l’organismo che si traducono in un globale miglioramento dello stato di forma fisica a cui conseguono:
• incremento della performance fisica,
• miglioramento dello stato di salute,
• miglioramento della condizione psicosociale,
• incremento del potenziale riabilitativo,
• incremento del livello di indipendenza funzionale,
• incremento della qualità di vita generale.
Considerazioni e precauzioni per le persone affette da lesioni vertebro-midollari praticanti sport
Come abbiamo visto lo svolgimento di una regolare attività sportiva determina numerosi effetti benefici, tuttavia è giusto ricordare che i pazienti con lesioni midollari di vario livello presentano alcune peculiari caratteristiche fisiologiche da tenere in considerazione prima di proporre un programma di allenamento fisico.
In primo luogo questi pazienti sono esposti agli stessi rischi dei soggetti non disabili che praticano sport, con particolare riferimento a problematiche cardiache che in assenza di un’adeguata visita medico sportiva possono passare inosservate (esame obiettivo, ECG basale e sotto/dopo sforzo). Ma anche al rischio di traumi più o meno importanti, si ricordi infatti che l’attività sportiva è essa stessa fonte di traumatismi midollari.
Gli individui con lesioni midollari, paraplegici ed a maggior ragione tetraplegici, presentano inoltre rischi intrinseci del tutto peculiari alla loro condizione.
In primo luogo ad essi si impone la necessità di utilizzare adeguati sistemi di supporto e di ancoraggio per il corpo, al fine di svolgere in sicurezza l’attività sportiva (cinture addominali); inoltre è essenziale utilizzare adeguati cuscini antidecubito per prevenire l’insorgenza di ulcere da decubito nelle zone d’appoggio (tuberosità ischiatiche).
Questi particolari sportivi sono inoltre esposti ad un maggior rischio di sincopi legate all’attività sportiva in quanto coloro che presentano lesioni midollari alte (al di sopra di T1), spesso manifestano durante l’esercizio una paradossa riduzione della pressione arteriosa sistemica che determina cali pressori in grado di scatenare crisi sincopali. Tale fenomeno, di per sé facilmente correggibile, determina comunque un aumento del rischio estrinseco durante lo svolgimento di attività sportive.
E’ possibile affrontare queste manifestazioni utilizzando calze che favoriscano il ritorno venoso dagli arti inferiori, apposite cinture addominali, idratandosi adeguatamente ma anche allenandosi al miglior controllo dei riflessi pressori.
Alcuni pazienti, purtroppo, manifestano la situazione opposta, cioè incrementi esagerati dei valori di pressione arteriosa che necessariamente devono far cessare lo svolgimento dell’attività sportiva.
In aggiunta a questi fenomeni spesso si assiste ad un incremento del tono muscolare dei distretti interessati dalla lesione, con la possibilità di intensi “crampi” muscolari (manifestazioni cloniche) in risposta a stimoli esterni.
Inoltre questi pazienti dimostrano, soprattutto in condizioni sfavorevoli, un cattivo controllo termoregolatorio che consegue ad una anomala ridistribuzione della vascolarizzazione periferica nei distretti muscolari coinvolti. Si determina quindi una maggiore probabilità di colpi i calore in condizioni di elevata temperatura ed umidità.
Bibliografia
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• Indagine ISTAT “Aspetti della vita quotidiana” 1999
• www.hanidcapincifre.it
• www.fisd.it
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• Glaser RM. Exercise and locomotion for the spinal cord injured. In: Exercise and sports sciences reviews. New York: MacMillan Publishers, 1985
• ZwirenLD, Bar-Or O. Responses to exercise of paraplegics who differ in conditioning level. Med Sci Sports Exer, 1975
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• Noreau L, Shepard RJ. Physical fitness and productive avtivity of paraplegics. Sports Med Train Rehabil, 3: 165-81, 1992
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• Fitzgerald PI et al. Circulatory and thermal adjustments to prolonged exercise in paraplegics women. Med Sci Sports Exerc, 22 (5): 629-35, 1990
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